Oltre al mondo dell’arte e dell’intrattenimento, i nostri famosi token non fungibili hanno presto suscitato l’interesse di nuovi mercati. Recentemente c’è stata una rapida crescita dell’utilizzo di NFT nei settori dei collezionabili sportivi, negli eSport e soprattutto nel vastissimo mercato videoludico. Una delle principali novità che offre l’utilizzo della tecnologia nft nel gaming, è la possibilità di garantire i diritti di proprietà al videogiocatore su ciò che si possiede in-game, come un determinato personaggio digitale, una skin o anche semplicemente la registrazione video di un momento particolare.

Brevemente per chi non lo sapesse, un nft è un tipo di token crittografico che sostanzialmente è una copia univoca, e quindi di per sé originale, che non può essere replicata o modificata da terze parti. Gran parte del valore di tale strumento risiede nel fatto che ogni token è unico e seppur simile ad altri, possiede dei propri metadati che un altro token non sarà in grado di riprodurre.
E la tecnologia blockchain con cui sono creati gli nft che garantisce un ottimo livello di sicurezza contro eventuali attacchi e che funge da registro delle transazioni, permettendo così anche di tracciare e delineare la proprietà e la cronologia dei trasferimenti di un determinato token.

Quindi grazie all’utilizzo della tecnologia blockchain gli nft divengono facilmente trasferibili da un proprietario all’altro. Solitamente quando un giocatore possiede un oggetto digitale all’interno di un gioco, risulta piuttosto difficile (se non impossibile in molti casi) scambiare, trasferire o vendere tale oggetto. Un item NFT risolverebbe però questo problema poiché grazie all’utilizzo di una piattaforma sicura, come un wallet di criptovalute, tale elemento digitale sarebbe facilmente trasferito da un wallet all’altro. Ovviamente il token potrebbe non solo essere scambiato ma anche venduto, dando così la possibilità ai videogiocatori di trarre un diretto profitto dall’esperienza videoludica.

Come gli NFT potrebbero cambiare il mondo videoludico

Inizialmente i videogiochi sono nati come prodotti pay-to-play, con lo scopo di monetizzare dall’acquisto del gioco stesso. Decenni dopo, attraverso sperimentazioni e nuovi modelli di business abbiamo prodotti free-to-play, che monetizzano attraverso microtransazioni in-game di beni digitali, come ad esempio le varie skin e danze del pionieristico Fortnite, però strettamente controllate dallo sviluppatore.

Grazie all’introduzione degli nft nel mondo dei videogiochi sta nascendo un nuovo paradigma, il play-to-earn, basato sulla creazione di valore nel mondo reale da oggetti di gioco e altre forme di beni digitali. L’idea è semplice: invece di acquistare un gioco a titolo definitivo o incanalare denaro in un titolo free-to-play, il gioco ti pagherebbe effettivamente per giocarci, con incentivi incorporati per ricompensare il tuo tempo speso. Giocando titoli che fanno uso della tecnologia nft, un giocatore che ottiene un oggetto in gioco avrebbe ora un item unico con proprietà verificabili e che può essere scambiato, acquistato o venduto.

In genere, lo scambio è gestito dalla criptovaluta alla base del gioco stesso, come nel caso della piattaforma play-to-earn simile a Pokémon, Axie Infinity, la cui società madre ha una valutazione di 3 miliardi.
In questo modo, questi NFT di gioco non sono diversi da quelli creati da pezzi di arte digitale, carte collezionabili o altre forme di oggetti da collezione online che sono stati travolti dalla corsa all’oro delle criptovalute di questi ultimi tempi.
La conquista del mondo videoludico da parte degli nft è spesso ancora frenata dagli stessi produttori, pochi i token di gioco interferiscono con le economie di gioco esistenti, poche delle quali consentono scambi di beni di gioco nel mondo reale, per mantenere così un monopolio sulla vendita degli item di gioco.

Videogiochi NFT di maggior successo

l’idea di oggetto digitale è un costrutto già ben assimilato dal mondo dei videogiochi; negli anni queste risorse digitali si sono rivelate fondamentali per la crescita e l’espansione del settore.
A tal proposito, ad un qualsiasi personaggio giocabile o un item acquistato/trovato in game, può divenire un NFT.

Un buon esempio di quanto detto fin ora è Alien Worlds, il quale grazie ai suoi 120 mila giocatori e oltre 20 milioni di transazioni in-game, è il secondo più grande gioco blockchain esistente. Il gioco rifà alla tradizione degli strategici spaziali e si basa sul commercio di risorse e beni. Il compito dei giocatori è quello di guadagnare sempre maggiore Trilium (la criptovaluta in-game rilasciata dalla start-up), attraverso l’attività di mining, e nascosti nei vari mondi si possono scoprire alcuni oggetti unici sotto forma di NFT che permettono di estrarre maggiori quantità della criptovaluta. Alien Worlds permette ai propri utenti di monetizzare in diversi modi, principalmente tramite collezionabili NFT e tramite il mining di Trilium.

Un altro titolo di successo è Axie Infinity, basato sull’allevamento di animali virtuali in cui i giocatori acquistano “larve” che poi crescono e si evolvono in differenti creature man mano che trascorre il tempo. Gli utenti hanno la possibilità quindi di allevare, collezionare, commerciare e combattere attraverso gli animali che hanno acquistato. Il considerevole successo ottenuto dal gioco ha anche portato una società di investimenti a comprare ottantotto esemplari unici all’interno dell’universo di gioco, al modico prezzo di 100 mila dollari.

Sanbox è una piattaforma in cui è possibile creare e vendere i game assets, ovvero tutte quelle componenti che non rientrano nel codice di esecuzione del gioco come modelli, suoni, texture, animazioni ecc che servono a dare la forma desiderata al mondo che si intende costruire.
In sostanza si tratta di un luogo virtuale dove chiunque può creare vere e proprie situazioni poi rivendibili sotto forma di NFT, grazie soprattutto ai programmi paralleli messi a disposizione gratuitamente dalla piattaforma (come VoxEdit e Game Maker), che permettono agli utenti di creare asset e giochi per sé ed altri da cui possono poi ricavare nel tempo una monetizzazione passiva.

NFT ed eSport

Svariati team di eSport e i titolari dei diritti di famosi eSport games hanno già iniziato a esplorare la possibilità di ampliare il proprio marchandise integrando gli NFT, come ad esempio un gol spettacolare avvenuto in un’iconica match di Rocket League, che potrebbe essere trasformato in nft e poi venduto ai fan più affezionati.
Proprio come è stato fatto dal pro team europeo, OG Esports, che ha coniato un proprio anello digitale da collezione del campionato Dota 2018, sotto forma di nft.

La sqaudra dei Team SoloMid FTX (conosciuti con l’acronimo TSM), a giugno ha annunciato l’accordo con la famosa azienda di gestione delle transazioni di criptovalute FXT (da cui ha preso poi il nome), per una sponsorizzazione di 210 milioni di dollari per diceci anni.
I G2 Esports, probabilmente il più famoso team europeo, hanno invece stretto un accordo con Bondly per la gestione di un proprio portale di NFT in cui vengono messi a disposizione del pubblico disegni, video, musiche e qualsiasi oggetto digitale pensabile.

Per quanto riguarda le case produttrici, i giochi NFT e blockchain sono stati oggetto di molte polemiche negli ultimi mesi che sono sfociate in reazioni molto diverse in base ai casi. Steam ad esempio ha scelto una linea rigida bandendo dalla piattaforma i giochi blockchain; Epic Games ha invece optato per un’apertura verso quest’ultimi a patto che siano rispettate alcune condizioni di trasparenza per tutelare gli utenti.

In una recente uscita pubblica il CEO di EA, Andrew Wilson, ha definito gli NFT e i giochi “play-to-earn” il “futuro del nostro settore”, ma ha aggiunto anche quanto sia ancora prematuro riuscire a fare una previsione su come funzioneranno : “Penso che nel contesto dei giochi che creiamo e dei servizi live che offriamo, i contenuti digitali collezionabili giocheranno un ruolo significativo nel nostro futuro”.
Recentemente anche Ubisoft ha annunciato, durante i rapporti sui profitti aziendali, i suoi piani futuri per lo sviluppo di giochi blockchain definiti dal CEO dell’azienda Yves Guillemot come una “rivoluzione” del settore.

Concludendo possiamo dire che i giochi basati su blockchain posso offrire indubbiamente dei vantaggi, specialmente rivolti verso gli utenti che usufruiscono del videogioco, poiché ora il videogiocatore può essere “ripagato” del tempo che ha investito nel titolo, oltre a portare con se i beni guadagnati in-game una volta terminato il gioco.
I segnali che negli ultimi mesi ci sono arrivati da molti delle case sviluppatrici sono forti e lasciano intendere che molto probabilmente vedremo sempre di più il termine nft associato ai videogame.
Sarà interessante vedere in futuro come i giocatori professionistici, le case organizzatrici di eSport e gli aziende sviluppatrici riusciranno ad offrire al pubblico sempre maggiori forme di nft connesse al mondo videoludico.
Ora non ci resta che aspettare e vedere se siamo di fronte al futuro della compravendita digitale o se siamo di fronte all’ennesima bolla.

FONTI

https://www.inverse.com/gaming/nfts-in-video-games-square-enix                                                      https://www.pcgamer.com/ea-calls-nft-and-blockchain-games-the-future-of-our-industry/    https://www.everyeye.it/notizie/alien-worlds-gioco-gratis-online-blockchain-wax-561879.html        https://www.wired.it/gadget/videogiochi/2021/06/16/the-sandbox-la-piattaforma-per-creare-giochi-e-venderli/ https://www.esportsweb.it/editoriale/blockchain-e-sostenibilita-il-futuro-degli-esports-e-negli-nft-1209