Con la diffusione della digitalizzazione e l’idea sempre più predominante di rendere i propri lavori accessibili a quante più persone possibili, molte istituzioni culturali stanno adottando questa prospettiva di liberalizzazione delle proprie collezioni digitalizzando e mettendo a disposizione di tutti le immagini delle loro opere d’arte.
In quest’articolo vedremo alcuni esempi di musei che testimoniano il fatto che il panorama sta cambiando a favore dell’accessibilità dei contenuti e che, nel vasto mondo del digitale, cerca di prevalere la collaborazione anziché la riservatezza.
In questi ultimi anni, infatti, con la diffusione e un utilizzo sempre maggiore dei social network e degli smartphone, molte istituzioni culturali hanno trovato conveniente e di ormai assoluta necessità implementare la loro presenza online mettendo a disposizione di tutti il loro patrimonio, portando quindi avanti l’obiettivo di diffondere culturalmente la conoscenza e promuovendo la collaborazione, anche tra le istituzioni culturali stesse. Si tratta infatti dell’abbandono di una mentalità di protezione delle risorse, prevalente fino a poco tempo fa.
Le istituzioni culturali, come ad esempio i musei, hanno iniziato infatti ad adottare politiche di open access relativamente al loro patrimonio.
Questa tendenza è diventata sempre più importante e di vitale importanza nell’era del Covid-19, infatti i musei hanno la necessità di esplorare e cercare nuove relazioni con il pubblico per riuscire a fronteggiare questo periodo di crisi, e allo stesso tempo hanno la possibilità di sostenere il lavoro di artisti, creativi, innovatori che si trovano anche loro a operare in questo momento difficile per l’arte.
Molti musei hanno aderito all’iniziativa Open GLAM (galleries, libraries, archives, museums), ovvero un’organizzazione internazionale con il fine di promuovere il libero accesso e la digitalizzazione del patrimonio di gallerie, librerie, archivi e musei.
Secondo questa organizzazione, quando un’opera d’arte non è più coperta da copyright ed è all’interno del pubblico dominio, allora deve rimanere nello stesso modo anche nella sua versione digitale. A questo punto, i musei possono scegliere di adottare il CC0 per la loro collezione, ovvero uno strumento che indica la rinuncia da parte del museo di tutti i suoi diritti legati al copyright; oppure le licenze Creative Commons che, rispetto al CC0, presentano maggiori limitazioni ma che comunque permettono in larga misura di riutilizzare e condividere l’opera.
Adesso vedremo, elencati di seguito, alcuni musei che hanno adottato la prospettiva dell’open access:
Smithsonian Institution
Lo Smithsonian Institution è un grande complesso museale ed è situato a Washington DC, Stati Uniti. Questo museo ha reso libere da copyright più di due milioni di immagini della sua collezione. Infatti, lo strumento utilizzato è il CC0, ovvero quello che garantisce la maggiore accessibilità in termini di contenuti.
Con il CC0, i fruitori non hanno più alcun tipo di restrizioni; senza chiedere alcun permesso si può copiare, modificare, distribuire e utilizzare l’opera anche per scopi commerciali.
Le immagini ad alta definizione sono state rilasciate su una piattaforma online ad accesso libero in cui gli utenti possono scaricarle liberamente e senza restrizioni.
Questo cambiamento significativo permette una diffusione più capillare dei contenuti e incoraggia la condivisione e la collaborazione.
Metropolitan Museum of Art (The Met)
Il Metropolitan Museum of Art è uno dei musei più famosi al mondo ed è situato a New York, Stati Uniti. Recentemente ha creato un database online accessibile a tutti con oltre 500mila opere d’arte provenienti dalla sua collezione. In questo database è possibile trovare di tutto, come ad esempio dipinti, sculture, disegni, manufatti antichi. Tutte le immagini delle opere d’arte sono scaricabili tramite CC0.
Questo patrimonio culturale reso disponibile dal MET è davvero un’enorme risorsa per artisti e designer di tutto il mondo.
Art Institute di Chicago
L’Art Institute di Chicago è un museo particolarmente famoso e il secondo più grande degli Stati Uniti. Oltre a conservare ed esporre una ricca collezione di opere d’arti e arti decorative realizzate nel corso di quasi cinquemila anni, questo museo ha anche rinnovato da poco il suo sito web rendendo disponibile un database composto da svariate opere d’arte ad alta risoluzione, molte delle quali di pubblico dominio.
Infatti, anche l’Art Institute di Chicago offre liberamente e gratuitamente, tramite il C00, più di 50.000 immagini di opere della sua collezione, rinunciando così al suo copyright nei confronti di quest’ultime. Di conseguenza, chiunque può utilizzare le immagini a suo piacimento in modo legale e libero, anche per scopi commerciali.
Navigando il sito è abbastanza intuitivo capire quali immagini sono disponibili per il download, infatti quelle che consentono questa azione presentano in basso a destra il link per il download ad alta risoluzione.
National Gallery of Art
Anche la National Gallery of Art di Washington ha abbracciato la prospettiva dell’open access rendendo disponibili al download la maggior parte delle immagini delle opere d’arte della sua collezione non protette da copyright. Anche in questo caso le immagini possono essere utilizzate gratuitamente e liberamente per scopi commerciali e non.
La National Gallery of Art ha una missione: promuovere l’esplorazione e la sperimentazione dell’arte e della creatività di quante più persone possibili.
La loro politica di accesso aperto è volta a supportare la ricerca, l’insegnamento e l’arricchimento personale, quindi aumentare la sensibilizzazione educativa e culturale. Il fatto di rendere accessibili le immagini delle opere d’arte è un modo per alimentare la conoscenza dell’arte in generale e la sua comprensione.
Rijksmuseum di Amsterdam
Un altro museo molto famoso e conosciuto a livello internazionale ha proceduto con la digitalizzazione delle sue opere d’arte. Sebbene questo museo vanti di una lunga tradizione, può essere comunque considerato come un’istituzione al passo con i tempi. Infatti, è stato uno dei primi musei ad aver reso digitale la sua collezione.
La piattaforma digitale di cui dispone, chiamata Rijks Studio, è accessibile gratuitamente e consente di visionare e scaricare le immagini ad alta risoluzione di alcune opere d’arte appartenenti al museo.
Un’opera digitalizzata dal museo, in particolare La Ronda di Notte di Rembrandt, è stata coinvolta in una vicenda di presunta violazione di copyright. Si può trovare la descrizione di questo episodio nell’articolo precedente, più precisamente nel punto in cui si parlava della facilità con cui è possibile tokenizzare le opere d’arte e le conseguenze che ne derivano. La vicenda si è conclusa a sfavore del museo in quanto le immagini delle sue opere rientrano nel pubblico dominio e, di conseguenza, non ha più diritti sulle stesse.
E in Italia?
Possiamo notare dalla lista di musei appena citata che la maggior parte di questi, con politiche di open access, sono stranieri e, in particolare, statunitensi. In Italia, questo campo sembra ancora per lo più sconosciuto. Tuttavia, è interessante evidenziare un esperimento che coinvolge la Pinacoteca di Brera.
Nel 2016, infatti, la Pinacoteca ha digitalizzato quasi tutta la collezione della sua galleria e l’ha resa accessibile a tutti. Le immagini che si possono trovare su questa galleria online sono ad alta risoluzione e possono essere scaricate dagli utenti, riutilizzate ed è anche possibile condividerle sui social network attraverso un collegamento diretto.
L’uso commerciale di queste immagini presenta però delle limitazioni, infatti è necessario prima chiedere un consenso da parte del museo e, oltre a ciò, la Pinacoteca di Brera ha deciso di non usare i Creative Commons.
In conclusione, questo esperimento può essere considerato degno di nota ma ancora lontano dalle iniziative degli altri musei internazionali.
